Il divieto del burkini segna un nuovo spaventoso passo nella discesa della Francia nel fanatismo Islamofobo

te- PREMESSA: questo testo è una traduzione di un articolo di @yasserlouati pubblicato su alternet nell’ambito del Grayzone Project (di cui consiglio caldamente la lettura). Qui l’articolo originale. –

Un sindaco Francese sta regolamentando l’abbigliamento da spiaggia delle donne Musulmane

di Yasser Louati (twitter @yasserlouati)

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La notizia di un ulteriore divieto che colpisce le Musulmane Francesi è stata trattata da tutti i quotidiani principali. Dopo il divieto del velo nelle scuole pubbliche, il divieto alle madri Musulmane ad accompagnare i figli nelle gite scolastiche, il divieto alle tate di indossare il velo, dopo che il Ministro Francese per la Condizione Femminile ha paragonato le donne Musulmane che indossano il velo a “negri a favore della schiavitù”, e addirittura dopo che l’ex presidente Nicolas Sarkozy ha dichiarato che le Musulmane che indossano il velo non sono le benvenute in Francia e che la sua compagna di partito Nadine Morano le ha comparate ai nazisti, il sindaco di Cannes ha emanato un’ordinanza che vieta l’uso di ‘costumi a corpo intero’, o burkini, sulle spiagge pubbliche.

Il motivo? “la morale e la laicità”, concetto che è stato distorto al punto tale da non essere più riconoscibile. Il sindaco si è spinto addirittura oltre dichiarando che quell’abbigliamento è “l’uniforme delle presone con cui siamo in guerra”.

Il significato di questo divieto va ben oltre l’esclusione delle donne Musulmane che indossano il velo da un ulteriore spazio della società Francese. Ora un sindaco può, benché la legge lo vieti, dichiarare pubblicamente che ha emanato un’ordinanza mirata a colpire un gruppo di persone per la loro fede religiosa. Il silenzio del governo sulla questione sottintende un tacito accordo su questa demagogia anti-Musulmana.

In Europa, e particolarmente in Francia, l’Islamofobia a raggiunto nuove vette (o abissi) e non c’è motivo per essere ottimisti in quanto sia la destra che la sinistra  condividono la stessa visione su come comportarsi con i cittadini Musulmani.

Purtroppo, dato l’approssimarsi delle elezioni presidenziali Francesi, le primarie e il diffuso malcontento sociale, saremo destinati a raccontare altre storie riguardanti Islamofobia e ‘sicurezza nazionale’.


Intervento dell’autore del post su BBC World Service

 

quando l’entry level è una barriera evolutiva

spessissimo in trending topic su twitter, oltre a cazzate su bieber et similia, compaiono hashtag che fanno riferimento a programmi televisivi ‘impegnati’ e talk-politici.

il dramma è che rappresentano quelli che vorrebbero essere momenti ‘impegnati’ mentre, in realtà, di impegnato non hanno nulla e sono solo una rappresentazione da manuale di ‘apparente’ e, pertanto, questi programmi non possono definirsi di approfondimento politico.

sono dei reality show per ‘politici eletti’ in quanto le discussioni non vertono su questioni politiche strutturali (se non, e solo nelle occasioni ‘migliori’, in maniera estremamente tangenziale) ma su aspetti marginali ed hanno un focus sulla spettacolarizzazione e la rappresentazione emotivamente identitaria.

di norma si affronta il ‘fatto del giorno™’ che tende ad essere di due tipologie (con frequenti crossover):

  • ricerca del gossip/retroscena (inteso come: il politico X ha detto Y. come influenzerà questo i rapporti nel partito K?), semi-scandalo, gaffe del momento, creazione dei personaggi
  • discussione sulla legiferazione in corso e/o resoconto di ‘incontri istituzionali’

ovviamente in nessuno di questi casi vengono affrontati elementi ‘core’ (es TPP), la rappresentazione è ultra-semplificata e spettacolarizzata, i commenti, tanto degli ospiti quanto dei giornalisti, sono dello stesso livello di quelli che si ascoltano stando in coda alle poste, la visione rappresentata è di brevissimo termine e l’analisi dell’impatto sulle forze sociali è del tutto assente.

stilizzando: l’approccio, e di conseguenza il messaggio che se ne trae, è di tipo bulimico; ogni argomento è ‘singolo’ e scisso dal contesto della società e pertanto non consente alcuna visione d’insieme.

connect_the_dots

va inoltre notato che la spettacolarizzazione porta al consumo identizzante per cui gli spettatori sono spinti a tifare per ‘una squadra’ e non a ragionare sui topic.

nei casi in cui compaiono elementi di ‘dissenso’ questi sono al livello di ‘tutti ladri’ e l’accento è posto sugli aspetti legalitari e mai di giustizia sociale (cfr i recenti scontrini per allodole del ‘caso marino’: la discussione, anche tra persone animate da ottime intenzioni, era sul se fosse o meno onesto. aspetti come il suo recentissimo definire ‘sfregio’ un’assemblea sindacale sono stati bellamente ignorati) e, pertanto, creano consumatori di dissenso che sono, de facto, strumentali al potere e potenzialmente reazionari.

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Premessa: questo è un commento a questo post su giap.

poi ho realizzato di essere stato troppo lungo

leggendo il post mi sono venute in mente un paio di cose sulla presupposta neutralità delle notizie, sull”obiettività™’ del 50/50 journalism (ottimamente smantellata da robert fisk ( che approfondisce l’argomento nel suo “the age of the warrior”) e sul ruolo che la ‘scientificità/razionalità’ hanno nella costruzione dell’immaginario e dell’identità del moderno occidentale™ (sul topic segnalo l’interessante “I don’t believe in atheists” di chris hedges).

disclaimer: sono consapevole di avere il brevetto di volo pindarico ma reputo che si tratti comunque di argomenti correlati al topic del post 😛

-sull’informazione-

la neutralità nelle notizie è una farsa così come lo è lo spacciare l’esposizione dei fatti™ per il fare informazione. senza una chiara esposizione del contesto un evento fattualmente vero può facilmente fornire una rappresentazione distorta/falsa dell’avvenimento.

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un esempio:

fatto: a luglio israele ha sgomberato 2 edifici di coloni in cisgiordania.

notizia: internazionale ha riportato la notizia così: “l’esercito israeliano sgombera alloggi illegali in cisgiordania”. l’articolo si chiude con l’indicazione che “[gli insediamenti illegali] sono considerati un ostacolo al processo di pace nella zona”.

messaggio che se ne trae: israele sta allontanando i coloni (che nell’immaginario liberal sono i veri cattivi) e sta cercando di riattivare il processo di pace™.

contesto che manca: 1) negli stessi giorni è stata annunciata la costruzione di nuove colonie; 2) D: cosa c’è dietro la pratica di smobilitazione e ricollocamento di alcune colonie? R: ci sono le teorie del prof. dan schueftan, uno dei principali consulenti del governo israeliano dai tempi di sharon ed ideatore del muro di separazione. nel suo “the need for separation” schueftan teorizza, per risolvere il ‘problema demografico’, la prassi dell’hafrada (separazione): smantellare colonie/insediamenti dai territori in cui non è possibile instaurare una consistente maggioranza di popolazione ebraica in modo da evitare la ‘levantinizzazione’ di israele e, nel contempo, costruire insediamenti ‘accerchiando’ i più piccoli villaggi palestinesi in modo da creare artificialmente una forte maggioranza ebraica in una determinata area.

ovviamente, alla luce del contesto, la notizia appare totalmente differente.

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restando nell’ambito dell’informazione un ulteriore elemento fuorviante molto simile al feticismo dei fatti™, che pure viene spacciato per certificazione di obiettività, è quello del giornalismo bilanciato o 50/50 journalism (tralascio la falsa idea figlia dell’ultrasemplificazione e strumentale al bipolarismo per cui su un dato argomento le opinioni siano al massimo due).

purtroppo anche tanti ‘armati di buone intenzioni’ hanno fatto proprio l’approccio ultrasemplificato e, per raggiungere una platea più vasta, finiscono per appiattire le proprie argomentazioni riducendole a soundbites senza realizzare che in realtà stanno facendo il gioco del ‘nemico’. su questo gli esempi si sprecano, primo tra tutti l’antiberlusconismo… but i digress…

è grazie al 50/50 che è possibile inscenare la rappresentazione di un dibattito complesso come quello sugli ogm appiattendolo su ‘dannoso /non dannoso’ senza affrontare elementi strutturali come gli aspetti relativi al brevetto. in tantissimi casi il 50/50 è vero è proprio teatro.

il 50/50 journalism elimina contesto e complessità ed è responsabile sia dei vari talk(freak)show che appestano l’etere (in cui personaggi patetici come civati vengono spacciati per opposizione e/o un eventuale attivista è rilegato al ruolo dell’uomo serpente/donna barbuta/freak a piacere) sia del fatto che, appena una situazione si presenta come controversa™, ci debba essere una voce che sostiene la causa ‘mainstream’.

una delle cose interessanti è che, nella maggioranza dei casi, la voce ‘dissonante’ non è neanche rappresentata da un ospite e/o una dichiarazione ma dalla notizia in sé.

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un esempio:

durante il massacro di gaza dell’anno scorso le voci palestinesi erano assenti dai media e le dichiarazioni di zuhri, portavoce di hamas, non sono state riportate se non, raramente ed in terza persona, dagli inviati a gerusalemme (nei rari casi in cui era presente una voce che condannava i vari massacri questa apparteneva ad un occidentale (moni ovadia spopolava)).

nel contempo le conferenze stampa israeliane erano spesso in diretta ed i vari consoli, ambasciatori, portavoce delle comunità ebraiche e sionisti vari alla rondolino erano ospiti fissi (a cui, ovviamente, non venivano poste domande ma dato spazio libero per cimentarsi nell’hasbara)

specificamente ricordo che su rainews (che è stata tra le meno peggio nel coprire la guerra), dopo la notizia della devastazione di shujaiya, fu dato spazio ad uno di questi personaggi (mi pare fosse pacifici ma non ne sono certo) per fornire il punto di vista israeliano.

sempre restando sul massacro di gaza, ricordo casi in cui il 50/50 era rappresentato da due servizi. ad esempio: servizio 1: bombardamento di un ospedale a gaza; servizio 2: la paura degli abitanti delle colonie. ça va sans dire che, in tutto questo bilanciamento, erano assenti il contesto e informazioni indicative come il carico delle varie testate dei missili israeliani e dei razzi palestinesi.

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-sulla scientificità/razionalità-

premetto che non faccio riferimento al cicap in quanto è un contesto che non conosco ed a cui non sono interessato.

ho notato che negli ultimi anni è emersa ed ha acquistato rilevanza il ‘personaggio’ del ‘razionale™’ (non obbligatoriamente professionale e la cui formazione non è per forza scientifica).

il razionale™ non va confuso né con il divulgatore scientifico né con chi ha un approccio analitico e/o è un sostenitore del metodo scientifico.

le varianti sono tante ma, in generale, il razionale™ si fa paladino della scientificità/modernità, si batte appassionatamente contro la religione, ama parlare di ‘dati’, è frequentemente portatore del sacro fuoco dell’iconoclastia (passione, imo, alquanto infantile), è beffardo ed ama dileggiare i ‘non razionali’ e, benché in alcuni casi possa porsi come critico del sistema, tende a considerare l’occidente™ come superiore in quanto faro della produzione scientifica/tecnologica, delle libertà™ e del progresso™. in molti casi l’occidente™ assume anche un ruolo ‘civilizzatore’ (una sorta di riedizione del white man’s burden di rudyard kipling).

come dicevo le varianti sono molteplici ma, leggendo il post, mi è venuto in mente il contesto degli anti -teisti che si marchettizza proprio come ‘razionale’.

benché oggi molti tra gli esponenti principali non si facciano scrupoli a rilasciare dichiarazioni palesemente razziste/islamofobiche e para-fasciste (cfr dawkins, harris o il defunto hitchens che, attraverso un cherry-picking dei suoi articoli, continuava a venir spacciato come ‘di sinistra’ nonostante avesse abbracciato le teorie di huntington e dichiarasse di trovarsi in linea con personaggi come wolfowitz), il claim di questi razionali™ resta quello della confutazione delle superstizioni/parascienze e degli approcci non scientifici.

il ‘problema’ che ho con i razionali™ è, oltre alla visione suprematista che puzza di para-fascismo, che presentano una visione ultrasemplicistica della nostra specie. una visione in cui, una volta sconfitta la ‘superstizione’, la razionalità provvederà a portarci in un mondo ‘ottimale’ in cui supereremo le nostre limitazioni.

questa visione è, per quanto possa apparire allettante ai gonzi, a) dogmatica; b) presuppone un punto di ‘fine’ della storia; c) quella che spaccia per ‘razionalità’ è, imo, una visione individualistica della società che suona molto simile ai discorsi sull’interesse individuale che muove il sistema capitalistico (cfr in particolare dawkins e harris).

una delle questioni problematiche è che, data l’ultrasemplificazione diffusa e l’assenza di sistema immunitario intellettuale, la figura del razionale™ è fortemente identizzante ed ha molto appeal tra chi si colloca emotivamente a sinistra (vuoi per la storica ingerenza vaticana/ecclesiale, vuoi per l’interpretazione letterale del “la religione è l’oppio dei popoli”… senza considerare che oggi la religione dominante è, de-facto, quella del mercato: alla mano di dio che sfiora l’indice di adamo si sostituisce quella invisibile del mercato grazie alla quale scelte egoistiche del capitale portano un beneficio generalizzato).

di propaganda, neo-colonialismo, islamofobia, orientalismo, manifestazioni universali e the white man’s burden

è passato del tempo dall’attacco a CH e, augurandomi che i sacri fuochi si siano estinti, traggo spunto dal massacro per provare a fare un discorso sulle dinamiche che ho riscontrato sia nella narrazione del massacro che nelle reazioni ad essa.

in prima istanza è importante evidenziare la differenza mastodontica tra ciò che è stato l’attacco e come è stato narrato/percepito.

l’attacco è stato un atto criminale all’interno di un conflitto, di diretta discendenza dalla guerra al terrorismo™, tra stati-nazione occidentali™ (in cui la francia è in prima linea) e gruppi paramilitari operanti nel sud est asiatico, in medioriente e nella penisola araba che, per ragioni propagandistiche/aggregative, fanno proprio il frame dello scontro di civiltà e si autodefiniscono islamici. tra questi vari gruppi spicca il “Gruppo al-Qaeda nella Penisola Araba” (AQAP) che ha rivendicato la ‘sponsorizzazione’ dell’attentato.

il massacro è stato narrato come un attacco alla libertà di espressione (ed è stato davvero triste vedere come l’accettazione di questa narrazione sia stata praticamente universale e la facilità con cui CH è stato elevato a ‘faro’ della libertà). ma andiamo per punti:

  • l’unico motivo per cui CH ‘ci’ ha toccato è che, una volta tanto, la ‘bomba’ è esplosa in un luogo che ci è familiare e che, fatto non secondario, stavolta le vittime avevano la pelle bianca (c’è anche da considerare l’etichetta ‘di sinistra’ di CH ma questo lo vedremo dopo).
  • inspire_coverquelli di AQAP, come quelli degli altri gruppi, sono dei pericolosi pessimi ma, contrariamente a quanto sostiene la propaganda del mondo libero™, non sono stupidi fanatici intrappolati nel medioevo. sono perfettamente consapevoli che la propaganda è una delle armi principe di ogni conflitto e, sempre per smentire la propaganda occidentale, la loro non è quella delle 72 vergini o ‘ammazza gli infedeli perché hanno offeso il profeta’. per comprendere che la loro comunicazione è assolutamente moderna basta dare uno sguardo all’impaginazione di Inspire (la rivista in lingua inglese di AQAP  qui un numero di esempio).

considerare l’o scopo dell’attacco e la scelta del bersaglio come una ‘censura’ alla libertà di espressione è risibile.

  • la scelta di colpire CH è dovuta principalmente a due motivazioni:
    • si tratta di un obiettivo mediatico, militarmente irrisorio, che ha fornito un ‘ROI’ di immagine irraggiungibile altrimenti.
    • è correlabile con l’uccisione di Anwar al-Awlaki e di Samir Khan (direttore responsabile di Inspire) da parte di un drone USA (chk la rivendicazione). in questa logica CH è stato inquadrato come organo ‘occidentale’ parte dello scontro di civiltà (e, data la linea editoriale degli ultimi sei anni, neanche tanto a torto)
  • Ad aver compiuto il massacro sono stati due ‘occidentalissimi’ fratelli, nati e cresciuti in francia (che in passato avevano avuto contatti con AQAP) che sono stati ‘radicalizzati’ dalle torture di abu graib (occidentalissimi come gli attentatori di londra e di madrid).
    • il primo elemento della ‘radicalizzazione’ è, stando ad uno studio dell’FBI del 2011, una ‘grievance‘ (risposta ad un torto subito/percepito) verso azioni dell’occidente™ (le guerre in afghanistan ed iraq, le torture di abu ghraib, i massacri di civili in yemen, i torti subiti dai palestinesi, l’essere soggetti ad attenzioni particolari da parte di FdO perché musulmani, etc).

in sostanza si può dire che sono lo stesso frame dello scontro di civiltà e le politiche che ne derivano a ‘reclutare’ i nemici dell’occidente™


La narrazione mediatica dell’evento è stata di assoluta propaganda occidentale™ ed ha operato su più livelli:

  • riduzione del ‘nemico’ a barbaro irrazionale/involuto
  • affermazione della superiorità occidentale (e conseguente auto-assoluzione)
  • rafforzamento del frame dello scontro di civiltà

come nel caso dell’11/9 è mancata l’ovvia domanda: “perché è successo?”… o meglio, la domanda c’è stata ma la risposta fornita è stata equipollente al risibile “they hate us for our freedom” di bushiana memoria.

il leit-motif “attacco all’occidente ed ai suoi valori di libertà di espressione” è stato, de facto, un reclutamento nello scontro di civiltà. impero all’ombra di questa retorica abbiamo assistito ad una recrudescenza della già mainstream e dilagante islamofobia: dalle richieste di condanna dell’attentato da parte dei musulmani (‘bipartisan’ e con vari gradi di islamofobia: dalla segreteria regionale cgil emilia romagna al sindaco fascistoide di padova) agli attentati verso moschee e centri islamici passando per le manifestazioni islamofobiche di pegida.

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nessuno di questi attacchi, pur avendone tutte le caratteristiche, è stato definito attacco terroristico… forse si era ancora scossi o troppo presi dall’essere charlie o, più probabilmente, i valori occidentali™ di libertà e tolleranza™ sono solo propaganda

Algoritmo usato dai media in occasione di massacri

Algoritmo usato dai media in occasione di massacri

che sia propaganda è alquanto palese ma se proprio qualcuno necessita di un esempio, è emblematico il caso di Abdulelah Haider Shaye: il giornalista yemenita, collaboratore di svariate testate internazionali, che per primo ha rivelato come furono missili Tomahawk statunitensi a distruggere il villaggio di al-Majalah. Dopo aver raccontato la storia Shaye fu condannato, per ‘rapporti con gruppi terroristici’ a 5 anni di detenzione in un processo definito farsa da associazioni quali Amnesty International, Human Rights Watch, il Comitato per la Difesa dei Giornalisti (CPJ) e la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ).

Ebbene, dopo le proteste della popolazione, Saleh, il dittatore yemenita, era sul punto di concedere la grazia ma, il 2 febbraio 2012 riceve una telefonata insolita dalla casa bianca… e non da un membro dello staff ma da obama in persona… nella telefonata il buon obama, leader del mondo libero e paladino della libertà, vincitore del premio nobel per la pace, si dice esplicitamente preoccupato per le voci della liberazione di Shaye… che, a questo punto, ovviamente resta in carcere (qui la nota ufficiale della casa bianca).

Il 23 luglio 2013, dopo un’insistente campagna internazionale, sono stati concessi a Shaye gli arresti domiciliari. credo sia superfluo indicare che in carcere è stato torturato.

Shaye durante il processo ed il giorno della sua liberazione

Shaye durante il processo ed il giorno della sua liberazione

Gli esempi sono migliaia, a partire dal più mastodontico che coinvolge tutti: lo spionaggio digitale dell’NSA, GCHQ e soci che ha, de facto, trasformato la società in un panopticon notizia che, fatta una manciata di esclusioni, è praticamente assente dai media (in italia ne parla quasi solo @SMaurizi).

Ma la questione dell’ipocrisia non si limita agli usa: la stessa francia, che in passato chiuse ch (quando ancora si chiamava hara-kiri hebdo) per aver offeso la memoria di de gaulle poco dopo la sua morte, ha disposto, all’ombra del massacro, misure che limitano la libertà di espressione nei confronti di Dieudonné che, per quanto deprecabile, dovrebbe rientrare nel jesuischarlie™.

la francia, è stata l’unico paese al mondo ad aver vietato manifestazioni di supporto ai palestinesi durante il massacro dello scorso luglio.


In ogni caso, tornando alle reazioni a massacro, mi ha particolarmente colpito l‘assenza, anche in contesti ‘di sinistra’ del salubre scetticismo verso qualsiasi manifestazione universale… specialmente considerando come, sin dai primi istanti, ad elevare CH a vessillo siano state forze reazionarie e tossiche che hanno iniziato a pompare islamofobia mascherata da difesa della libertà™.

se non vi vengono perplessità a schierarvi con una manifestazione con in prima fila questi soggetti c'è un grosso problema

se non vi vengono perplessità a schierarvi con una manifestazione con in prima fila questi soggetti c’è un grosso problema

la spiegazione che mi sono dato sta su 4 livelli principali, potenzialmente interconnessi, coadiuvati da una diffusa, quanto liberal, visione orientalista / neo-coloniale visione del mondo:

  • il posizionamento di CH nell’immaginario ‘di sinistra’
  • l’influenza degli anti-teisti ed il raziocinio occidentalista
  • l’anti-clericalismo e la (infantile) passione per l’iconoclastia
  • la trasgressività, la chan culture e l’infantile irriverenza

Sul posizionamento:

nato originariamente come un magazine satirico della contro-cultura, CH era ormai da anni in pieno fervore razzista / islamofobo (la lettera del dicembre 2013 di Olivier Cyran, collaboratore di ch dal 92 al 2001 e commento post massacro di un disegnatore francese di origine araba vicino alla redazione di ch).

Certo, l’islam non era l’unico bersaglio di ch ma era quello principale e dalle vignette e dagli articoli che ho letto (pochi) quella che vi ho letto non era una critica satirica (attacco strutturale ad uno strumento di potere ed oppressione) ma, piuttosto, un autocompiacente desiderio di trasgressione offensiva venato da sfumature di ‘superiorità laicista’… e questo in maggior ragione considerando il target di riferimento di ch.

faccio un esempio: la copertina con il disegnatore ed il musulmano che si baciano può, di primo acchitto, apparire come auto-ironica e dissacratamente riappacificante.

mettiamo anche che lo spirito sia quello ma io la leggo diversamente: dato che, ovviamente e come è giusto che sia, per nessuno in quella redazione l’omosessualità rappresenta un problema, l’elemento auto-ironico scompare e, di conseguenza, i due soggetti ritratti non sono sullo stesso piano dello ‘scherzo’ ed il messaggio che il target di riferimento percepisce è noi siamo meglio di questi idioti (accomunando tutti i musulmani alla sparuta manciata di fanatici) che si offendono.

altra questione è poi la presupposta omnidirezionalità degli attacchi di ch smentita dal licenziamento di siné per una supposta vignetta antisemita.

non credo che possa essere considerato un paladino della libertà di espressione chi fa linea editoriale attaccando primariamente un gruppo già debole e bersaglio della destra xenofoba

in sostanza sono fermamente convinto che ad essere primari ed identitariamente rilevanti siano i contenuti e, se le tue vignette non sfigurano su libero o il giornale, non puoi proprio essere percepito come ‘di sinistra’… mancano i fondamentali


sull’influenza degli anti-teisti ed il raziocinio occidentalista:

l’anti-teismo (con cui è facile tracciare un parallelo con l’italico legalitarismo dell’anti-berlusconismo) è entrato particolarmente in auge durante la presidenza bush.

dapprima diviso in 2 macro correnti (una liberal ed una neo-con) che, a partire dalla presidenza obama, si sono ‘unificate’.

la versione liberal si è dapprima presentata come risposta alla recrudescenza nell’amministrazione bush di personaggi legati ai ‘born-again’, quali ashcroft e lo stesso gw, attaccando bersagli legittimi quali la pretesa di inserire il creazionismo nelle scuole, i piani di contraccezioni “absinence pledges”, etc e si è contraddistinta per l’opposizione alla guerra in iraq.

è attraverso queste posizioni che ha erroneamente ricevuto la patente ‘di sinistra’ (erroneamente perché, pur trattandosi di condivisibili elementi basilari, il concetto di sinistra collide con il resto della loro retorica che è assolutamente imperiale: l’errore dell’invasione dell’iraq sta nel fatto che rappresenta un costo per l’occidente e non perché rientra in una politica imperiale di dominio).

i suoi paladini principali sono bill maher sul piano dell’intrattenimento e richard dawkins su quello scientifico.

la corrente anti-teista neo-con, primariamente rappresentata dai sam herris e lo scomparso christopher hitchens, pur criticando apertamente il creazionismo nelle scuole, etc, dismetteva questi aspetti come buffonate e abbracciava in pieno le teorie di huntington flirtando apertamente con personaggi quali paul wolfowitz la cui posizione, stilizzando, consiste nel diritto dell’impero ad imporre la propria egemonia, anche con la forza, in virtù della presupposta superiorità occidentale.

in sostanza una riedizione del white man’s burden di rudyard kipling.

l’appeal ‘a sinistra’ di questa corrente è dovuto al trascorso di hitchens ed a pubblicazioni, quali internazionale, che lo hanno continuato a presentare come personaggio implicitamente di sinistra (pubblicando, non so quanto mendaciamente, esclusivamente i suoi pezzi più mild tralasciando quelli più neo-con). di particolare interesse un dibattito hitchens e tariq ali.

con l’avvento della presidenza obama gli anti-teisti liberal hanno accantonato, pur richiamandolo saltuariamente, gli attacchi alle altre fedi per focalizzarsi sull’islam presentandolo come blocco monolitico fondamentalista non ‘civilizzabile’ ricalibrando così anche le critiche alla guerra in iraq. la narrazione anti-teista è ormai uniforme e focalizzata in attacchi all’islam che è posto come antitetico all’impostazione ‘razionale’ che viene elevata a valore caratterizzante dell’occidente.

all’interno di questo ambito è indicativo notare come israele venga vista/narrata come bastione dei valori occidentali all’interno della barbarie islamica… in sintesi: ogni religione è superstizione. l’islam è anche retrogrado ed antitetico alla modernità (che, implicitamente, è rappresentata dal mondo occidentale).

semplificando: l’anti-teismo è il celodurismo dei valorioccidentali

un intervento di Hedges sull’anti-teismo maher e harris si esibiscono in una performance islamofobica


sull’anti-clericalismo e la (infantile) passione per l’iconoclastia*

in una società come quella italiana in cui il clero ha avuto a lungo il timone della morale ed in cui il governo è stato per 50 anni in mano alla DC (la versione cristiana dei fratelli musulmani) e per 20 ai suoi eredi, è naturale che un po’ di sano anticlericalismo faccia parte del background di chiunque si sia posto da sinistra antiteticamente al potere.

questo, unito al “la religione è l’oppio dei popoli” di marx, crea una sorta di istinto pavloviano a percepire una prossimità / comunanza con le manifestazioni anticlericali e/o iconoclaste (in senso letterale)

tralasciando però la reazione ’emotiva’ emerge una questine di fondo: oramai il clero ha un ruolo di gran lunga marginale all’interno della società ed è stato soppiantato dallo ‘stile di vita occidentale’ al timone della morale (e questo include anche le formule di rottura e trasgressione della morale ufficiale).

reputare che nell’italia del 2014 la religione sia instrumentum regni è risibile.

ciò detto l’affermazione di marx non va presa in senso letterale e resta comunque valida (e rafforzata):

  • ad essere oppio dei popoli è la ‘fede’ nell’american dream™, nel fatto che trarremo beneficio dal mercato.
  • alla mano di dio che sfiora l’indice di adamo si sostituisce quella invisibile del mercato grazie alla quale scelte egoistiche del capitale portano un beneficio generalizzato…

cambia poco, il senso è lo stesso… tutto sta nel saper vedere le cose per quello che sono e, se proprio si vuol essere iconoclasti, è fondamentale il saper riconoscere le icone che vengono venerate. mano invisibile del mercato* la definizione dell’iconoclastia come infantile non è mia ma di @El_Pinta che la usa in uno splendido post sulla distruzione delle statue del museo di ninive da parte dell’isis


sulla trasgressività, la cultura troll / chan e l’infantile irriverenza

in linea di massima è simile al rapporto con l’iconoclastia ma con delle sfumature differenti. lo stile di ch può suscitare empatia da parte di chi ama la ‘trasgressione’

personalmente reputo che poche cose siano reazionarie come la ricerca della trasgressione che ritengo rottura fine a se stessa e priva di de-costruzione dell’impianto che si attacca.

questa ricerca della trasgressione, che può essere sintetizzata come il mostrare costantemente il dito medio (o come il bambino che dice le parolacce) è anche comune alla cultura chan  in cui ‘troll’ assume una caratteristica positiva ed in cui è costante la ricerca della ‘simpatia’ soventemente a scapito di un soggetto più debole.

questa dinamica accresce la rilevanza del perculatore e, nel contempo, cementifica il legame all’interno della data comunità (su tw ho stilizzato in più occasioni la questione con l’espressione ‘dinamica da cortile delle medie‘).

(credo sia suprefluo evidenziare come la comunità musulmana bersaglio primario di ch rappresenti il soggetto debole)

il problema di fondo è che l’impianto della ‘simpatia’ chan è di carattere goliardico… con tutto ciò che questo comporta.

un esempio da manuale di questo è il sito nonenciclopedia (non lo linko perché reputo che sia roba troppo tossica).

l’errato ‘sdoganamento’ emotivo ‘a sinistra’ è dovuto ad una visione semplicistica per cui, poiché la cultura chan si è sviluppata all’interno della contro-cultura informatica, assume implicitamente caratteristiche di contro-potere.

questa infantilistica accomunazione è paragonabile alla percezione per cui il farsi le canne (ed in generale la cultura stoner) è collegato alla ‘sinistra’.

un ottimo parallelo tra cultura chan e ch è contenuto in questo articolo pubblicato su the daily beast segnalatomi da @maurovanetti



Concludendo

personalmente reputo che le migliori posizioni sul massacro siano state quelle di Joe Sacco (di cui consiglio vivamente anche “footnotes in gaza” e “days of distruction, days of revolt” – scritto assieme a Chris Hedges) e di Tariq Ali joesacco CH


Letture Consigliate: