spessissimo in trending topic su twitter, oltre a cazzate su bieber et similia, compaiono hashtag che fanno riferimento a programmi televisivi ‘impegnati’ e talk-politici.

il dramma è che rappresentano quelli che vorrebbero essere momenti ‘impegnati’ mentre, in realtà, di impegnato non hanno nulla e sono solo una rappresentazione da manuale di ‘apparente’ e, pertanto, questi programmi non possono definirsi di approfondimento politico.

sono dei reality show per ‘politici eletti’ in quanto le discussioni non vertono su questioni politiche strutturali (se non, e solo nelle occasioni ‘migliori’, in maniera estremamente tangenziale) ma su aspetti marginali ed hanno un focus sulla spettacolarizzazione e la rappresentazione emotivamente identitaria.

di norma si affronta il ‘fatto del giorno™’ che tende ad essere di due tipologie (con frequenti crossover):

  • ricerca del gossip/retroscena (inteso come: il politico X ha detto Y. come influenzerà questo i rapporti nel partito K?), semi-scandalo, gaffe del momento, creazione dei personaggi
  • discussione sulla legiferazione in corso e/o resoconto di ‘incontri istituzionali’

ovviamente in nessuno di questi casi vengono affrontati elementi ‘core’ (es TPP), la rappresentazione è ultra-semplificata e spettacolarizzata, i commenti, tanto degli ospiti quanto dei giornalisti, sono dello stesso livello di quelli che si ascoltano stando in coda alle poste, la visione rappresentata è di brevissimo termine e l’analisi dell’impatto sulle forze sociali è del tutto assente.

stilizzando: l’approccio, e di conseguenza il messaggio che se ne trae, è di tipo bulimico; ogni argomento è ‘singolo’ e scisso dal contesto della società e pertanto non consente alcuna visione d’insieme.

connect_the_dots

va inoltre notato che la spettacolarizzazione porta al consumo identizzante per cui gli spettatori sono spinti a tifare per ‘una squadra’ e non a ragionare sui topic.

nei casi in cui compaiono elementi di ‘dissenso’ questi sono al livello di ‘tutti ladri’ e l’accento è posto sugli aspetti legalitari e mai di giustizia sociale (cfr i recenti scontrini per allodole del ‘caso marino’: la discussione, anche tra persone animate da ottime intenzioni, era sul se fosse o meno onesto. aspetti come il suo recentissimo definire ‘sfregio’ un’assemblea sindacale sono stati bellamente ignorati) e, pertanto, creano consumatori di dissenso che sono, de facto, strumentali al potere e potenzialmente reazionari.

Spesso capita di ascoltare, a difesa di questo tipo di programmi, argomentazioni del tipo: “sono semplici ma perché servono ad avvicinare una platea più ampia e devono essere accessibili a tutti” oppure “uno non può iniziare a parlare di cose complesse perché altrimenti il pubblico non riesce a seguire e si annoia” o ancora “hanno comunque la funzione di suscitare l’interesse su un argomento” e via discorrendo.

alla luce del fatto che l’opinione pubblica si forma attraverso i media, ed in particolare la tv, ritengo che queste argomentazioni siano profondamente errate perché:

  1. avvallano la cultura dello spettacolo e finiscono per ‘degnarla’ della classificazione di ‘male minore’
  2. considerano questi programmi come una sorta di ‘entry level’ per la formazione di una coscienza ma tralasciano un aspetto fondamentale: nell’intero panorama mancano offerte (in)formative che proseguano il percorso in maniera approfondita.
  3. l’assenza di ‘livelli’ successivi fa sì che questi programmi vengano percepiti, nella stragrande maggioranza dei casi, come espressione del livello massimo di approfondimento / dissenso. questa percezione porta quindi, per molti di coloro che sono potenzialmente interessati ad un approfondimento strutturale, ad ‘accontentarsi’ ed accettare per buono ciò che è a malapena scarso o, quando va bene, mediocre.
  4. una narrazione al ribasso ed ultra-semplificata non può che abbassare il livello generale
  5. anche ipotizzando una buona fede come ‘entry level’… l’idea che si aspetti un ‘momento opportuno’ per passare ad approfondimenti strutturati è così naive che Candide gli spiccia casa
Advertisements