sull’uomo forte

21/02/2013

pensieri sparsi all’alba di un nuovo innamoramento nazionale dell’uomo forte
a futura memoria
qualsiasi forza che non pone come prima istanza la giustizia di classe è di per sé reazionaria

la storia ci insegna come i momenti di transizione ed incertezza sono quelli in cui gli agenti autoritari si infiltrano più facilmente.

la narrazione tradizionale ci ha abituato a vedere l’agente autoritario come un condottiero che sale al potere attraverso la forza ed attraverso essa esercita il potere. questo non è sempre vero, anzi.

l’agente autoritario si presenta sia come forza preservatrice delle radici che come forza innovatrice dello status quo richiamando spesso ad un passato mitico inesistente.

l’agente autoritario è un uomo della provvidenza che offre assoluzioni in cambio di fede.

l’agente autoritario tende a solleticare le istanza represse di giustizia sociale ma ne limita la proiezione facendo leva sul ‘buon senso del cittadino che fa l’economia della massaia’.

stimolando questo istinto l’agente autoritario tende a focalizzarne la mancata realizzazione attraverso la personificazione di un elemento limitante verso cui canalizzare la rabbia dei ‘giusti’. ‘Giusti’ che, vista la magnitudine del ‘nemico’ possono, abbracciando il credo dell’agente autoritario, compiere un rito autoassolutorio.

l’agente autoritario tende a presentarsi ‘come uno di voi’, un padre buono che è costretto dagli eventi a tirare le redini per poter ‘mettere ordine in casa’.

l’agente autoritario si mostra schernito dal culto della personalità che la sua azione alimenta.
l’agente autoritario è sempre buono ma circondato da uomini non all’altezza.

l’agente autoritario ha la soluzione pronta e necessita che tutti la abbraccino per poterla realizzare.

l’agente autoritario dice di amare il dialogo ma la necessità dell’impellenza lo costringe a doverlo rimandare richiamando a se le deleghe.

___
estratti da gibran

Pity the nation that acclaims the bully as hero, and that deems the glittering conqueror bountiful.
[..]
Pity the nation whose statesman is a fox, whose philosopher is a juggler, and whose art is the art of patching and mimicking.
Pity the nation that welcomes its new ruler with trumpeting, and farewells him with hooting, only to welcome another with trumpeting again.
[..]

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