sull’anti-intellettualità

reject and fear culture are the products of a (perhaps consumistic driven) dumb-down process
o meglio…
parto da un paio di premesse:
1) sono fermamente convinto che ogni essere umano ha un metaforico cassetto in cui conserva la propria forma di poesia (non importa quanto celato da strati di cinismo – spesso indotto) – magari riuscire a farlo emergere può rappresentare uno degli step per uscire da questi tempi bui (uno degli perché la soluzione non è mai unica, semplice e dietro l’angolo)
2) i veri maestri, i filosofi in senso letterale, i grandi che svelano l’apparente (e qui paleso la mia impostazione marxista) sono quelli che ci parlano di meccanismi/processi universali partendo dal quotidiano , che smascherano le sovrastrutture e le imposture dividendo i motori della nostra specie per il massimo comune divisore finché non arrivano a quello che, matematicamente, potremmo definire un numero primo.. insomma, quelli che spiegano le cose per come sono.
3) ho la convinzione che, in quanto specie, facciamo le stesse ed identiche cose che facevano i babilonesi.. e gli altri prima di loro.. l’unica cosa che cambia sono gli strumenti con cui le facciamo ed i vari gradi di apparente dietro cui celiamo il nostro agire.
4) quarta ed ultima premessa. il potere non è mai monolitico, onnippotente ed onnisciente (benché amerebbe esserlo). il potere è guidato da istinti primari e quindi tende a preservare se stesso. il potere divulga sovrastrutture per mascherare l’illusoria percezione del potere in coloro che lo ‘subiscono’. il 90% della forza del potere è proiezione del potere stesso.
detto questo.
perché c’è avversità verso la cultura? perché scritti universali vengono percepiti come ‘pesanti’anche da chi non ha mai neanche provato ad approcciarli? perché la cultura dell’effimero (si, è anch’essa cultura)è egemone? perché in molterrimi scelgono di affidare la definizione della propria identità ai consumi (cfr moda – in particolare il prèt a porter o, espandendo i campi , al consumo di dissenso tipico della fattispecie grillina-populista)?
le risposte sono molteplici, e di certo quelle che posso fornire io non sono assolute, definitive o tantomeno giuste ed universali.. in ogni caso ritengo che:
una ‘forte barriera all’entrata’ è rappresentata dall’intero impianto formativo (che diviene una sorta di imprinting) che persiste nell’impostare confini tra cultura alta e bassa dove la prima è per classi sociali (ebbene si, esistono e sono ancora il fulcro) che hanno tempo per dedicarvisi e la seconda è poco più che un infarinatura di base /formale (inutile stare ad approfondire l’ovvio potere della cultura ed il timore che le classi egemoni hanno nei confronti della sua diffusione)
Questo impianto tende a porre, nella propria narrazione, una barriera tra ‘il mondo reale’ e quello del sapere mascherando la cultura ‘alta’ (che definisco universale) dietro una coltre di snobbismo e falsa vaporosità. pertanto chi, per classe di appartenenza o per livello di formazione formale, non rientra nel target della ‘cultura alta’ se ne sente respinto e, come il bimbo deriso dai compagni a scuola per i vestiti non firmati, tende a porsi in contrasto con il bagaglio di conoscenze e non con l’impianto che gli ‘preclude’ l’accesso ad esse.
a contribuire a questa visione vi è la scelta editoriale di molti traduttori che persistono nell’usare un gergo non comune (spesso trascendendo da quello utilizzato dall’autore rapportandolo allo spazio-tempo in cui l’opera è stata scritta.. giusto un esempio. il Capitale fu pubblicato anche a puntate, a mo’ di fuilletton, su riviste rivolte alla classe operaia)
in aggiunta si è spesso assistito a sedicenti intellettuali che, con la falsa pretesa di divulgare il pensiero di un Maestro, lo hanno avulso dalla ‘sporca realtà’ ponendolo in una sorta di iper-uranio ed estraniandolo dall’universale quotidiano a cui l’autore faceva riferimento.
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in sintesi.. per tagliare con l’accetta tutto il pippone di cui sopra..
1) il potere teme l’empowerment che da la cultura e la conseguente capacità di rivelarne le sovrastrutture.
2) il potere favorisce la definizione dell’identità dei suoi ‘subjects’ attraverso canali di decodifica del mondo che si attengono alle sovrastrutture accettate dal potere
3) il messaggio di fondo della controriforma culturale è “non provarci, fallirai e ti sentirai stupid*”
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scusate la lungaggine, gli scleri ed i sicuri errori che ci saranno

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