Premessa: questo è un commento a questo post su giap.

poi ho realizzato di essere stato troppo lungo

leggendo il post mi sono venute in mente un paio di cose sulla presupposta neutralità delle notizie, sull”obiettività™’ del 50/50 journalism (ottimamente smantellata da robert fisk ( che approfondisce l’argomento nel suo “the age of the warrior”) e sul ruolo che la ‘scientificità/razionalità’ hanno nella costruzione dell’immaginario e dell’identità del moderno occidentale™ (sul topic segnalo l’interessante “I don’t believe in atheists” di chris hedges).

disclaimer: sono consapevole di avere il brevetto di volo pindarico ma reputo che si tratti comunque di argomenti correlati al topic del post 😛

-sull’informazione-

la neutralità nelle notizie è una farsa così come lo è lo spacciare l’esposizione dei fatti™ per il fare informazione. senza una chiara esposizione del contesto un evento fattualmente vero può facilmente fornire una rappresentazione distorta/falsa dell’avvenimento.

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un esempio:

fatto: a luglio israele ha sgomberato 2 edifici di coloni in cisgiordania.

notizia: internazionale ha riportato la notizia così: “l’esercito israeliano sgombera alloggi illegali in cisgiordania”. l’articolo si chiude con l’indicazione che “[gli insediamenti illegali] sono considerati un ostacolo al processo di pace nella zona”.

messaggio che se ne trae: israele sta allontanando i coloni (che nell’immaginario liberal sono i veri cattivi) e sta cercando di riattivare il processo di pace™.

contesto che manca: 1) negli stessi giorni è stata annunciata la costruzione di nuove colonie; 2) D: cosa c’è dietro la pratica di smobilitazione e ricollocamento di alcune colonie? R: ci sono le teorie del prof. dan schueftan, uno dei principali consulenti del governo israeliano dai tempi di sharon ed ideatore del muro di separazione. nel suo “the need for separation” schueftan teorizza, per risolvere il ‘problema demografico’, la prassi dell’hafrada (separazione): smantellare colonie/insediamenti dai territori in cui non è possibile instaurare una consistente maggioranza di popolazione ebraica in modo da evitare la ‘levantinizzazione’ di israele e, nel contempo, costruire insediamenti ‘accerchiando’ i più piccoli villaggi palestinesi in modo da creare artificialmente una forte maggioranza ebraica in una determinata area.

ovviamente, alla luce del contesto, la notizia appare totalmente differente.

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restando nell’ambito dell’informazione un ulteriore elemento fuorviante molto simile al feticismo dei fatti™, che pure viene spacciato per certificazione di obiettività, è quello del giornalismo bilanciato o 50/50 journalism (tralascio la falsa idea figlia dell’ultrasemplificazione e strumentale al bipolarismo per cui su un dato argomento le opinioni siano al massimo due).

purtroppo anche tanti ‘armati di buone intenzioni’ hanno fatto proprio l’approccio ultrasemplificato e, per raggiungere una platea più vasta, finiscono per appiattire le proprie argomentazioni riducendole a soundbites senza realizzare che in realtà stanno facendo il gioco del ‘nemico’. su questo gli esempi si sprecano, primo tra tutti l’antiberlusconismo… but i digress…

è grazie al 50/50 che è possibile inscenare la rappresentazione di un dibattito complesso come quello sugli ogm appiattendolo su ‘dannoso /non dannoso’ senza affrontare elementi strutturali come gli aspetti relativi al brevetto. in tantissimi casi il 50/50 è vero è proprio teatro.

il 50/50 journalism elimina contesto e complessità ed è responsabile sia dei vari talk(freak)show che appestano l’etere (in cui personaggi patetici come civati vengono spacciati per opposizione e/o un eventuale attivista è rilegato al ruolo dell’uomo serpente/donna barbuta/freak a piacere) sia del fatto che, appena una situazione si presenta come controversa™, ci debba essere una voce che sostiene la causa ‘mainstream’.

una delle cose interessanti è che, nella maggioranza dei casi, la voce ‘dissonante’ non è neanche rappresentata da un ospite e/o una dichiarazione ma dalla notizia in sé.

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un esempio:

durante il massacro di gaza dell’anno scorso le voci palestinesi erano assenti dai media e le dichiarazioni di zuhri, portavoce di hamas, non sono state riportate se non, raramente ed in terza persona, dagli inviati a gerusalemme (nei rari casi in cui era presente una voce che condannava i vari massacri questa apparteneva ad un occidentale (moni ovadia spopolava)).

nel contempo le conferenze stampa israeliane erano spesso in diretta ed i vari consoli, ambasciatori, portavoce delle comunità ebraiche e sionisti vari alla rondolino erano ospiti fissi (a cui, ovviamente, non venivano poste domande ma dato spazio libero per cimentarsi nell’hasbara)

specificamente ricordo che su rainews (che è stata tra le meno peggio nel coprire la guerra), dopo la notizia della devastazione di shujaiya, fu dato spazio ad uno di questi personaggi (mi pare fosse pacifici ma non ne sono certo) per fornire il punto di vista israeliano.

sempre restando sul massacro di gaza, ricordo casi in cui il 50/50 era rappresentato da due servizi. ad esempio: servizio 1: bombardamento di un ospedale a gaza; servizio 2: la paura degli abitanti delle colonie. ça va sans dire che, in tutto questo bilanciamento, erano assenti il contesto e informazioni indicative come il carico delle varie testate dei missili israeliani e dei razzi palestinesi.

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-sulla scientificità/razionalità-

premetto che non faccio riferimento al cicap in quanto è un contesto che non conosco ed a cui non sono interessato.

ho notato che negli ultimi anni è emersa ed ha acquistato rilevanza il ‘personaggio’ del ‘razionale™’ (non obbligatoriamente professionale e la cui formazione non è per forza scientifica).

il razionale™ non va confuso né con il divulgatore scientifico né con chi ha un approccio analitico e/o è un sostenitore del metodo scientifico.

le varianti sono tante ma, in generale, il razionale™ si fa paladino della scientificità/modernità, si batte appassionatamente contro la religione, ama parlare di ‘dati’, è frequentemente portatore del sacro fuoco dell’iconoclastia (passione, imo, alquanto infantile), è beffardo ed ama dileggiare i ‘non razionali’ e, benché in alcuni casi possa porsi come critico del sistema, tende a considerare l’occidente™ come superiore in quanto faro della produzione scientifica/tecnologica, delle libertà™ e del progresso™. in molti casi l’occidente™ assume anche un ruolo ‘civilizzatore’ (una sorta di riedizione del white man’s burden di rudyard kipling).

come dicevo le varianti sono molteplici ma, leggendo il post, mi è venuto in mente il contesto degli anti -teisti che si marchettizza proprio come ‘razionale’.

benché oggi molti tra gli esponenti principali non si facciano scrupoli a rilasciare dichiarazioni palesemente razziste/islamofobiche e para-fasciste (cfr dawkins, harris o il defunto hitchens che, attraverso un cherry-picking dei suoi articoli, continuava a venir spacciato come ‘di sinistra’ nonostante avesse abbracciato le teorie di huntington e dichiarasse di trovarsi in linea con personaggi come wolfowitz), il claim di questi razionali™ resta quello della confutazione delle superstizioni/parascienze e degli approcci non scientifici.

il ‘problema’ che ho con i razionali™ è, oltre alla visione suprematista che puzza di para-fascismo, che presentano una visione ultrasemplicistica della nostra specie. una visione in cui, una volta sconfitta la ‘superstizione’, la razionalità provvederà a portarci in un mondo ‘ottimale’ in cui supereremo le nostre limitazioni.

questa visione è, per quanto possa apparire allettante ai gonzi, a) dogmatica; b) presuppone un punto di ‘fine’ della storia; c) quella che spaccia per ‘razionalità’ è, imo, una visione individualistica della società che suona molto simile ai discorsi sull’interesse individuale che muove il sistema capitalistico (cfr in particolare dawkins e harris).

una delle questioni problematiche è che, data l’ultrasemplificazione diffusa e l’assenza di sistema immunitario intellettuale, la figura del razionale™ è fortemente identizzante ed ha molto appeal tra chi si colloca emotivamente a sinistra (vuoi per la storica ingerenza vaticana/ecclesiale, vuoi per l’interpretazione letterale del “la religione è l’oppio dei popoli”… senza considerare che oggi la religione dominante è, de-facto, quella del mercato: alla mano di dio che sfiora l’indice di adamo si sostituisce quella invisibile del mercato grazie alla quale scelte egoistiche del capitale portano un beneficio generalizzato).

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