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nota questo post è la traduzione di un ottimo articolo apparso su the Electronic Intifada. se l’ho tradotto è perché reputo che sia fondamentale per chiunque, come me, ha a cuore la lotta Palestinese ed è stanco della vergognosa propaganda sionista che permea le notizie sui media italiani.

di Ali Abunimah @AliAbunimah

qui l’originale

Il consiglio di sicurezza dell’ONU potrebbe votare a breve una risoluzione che indicherebbe una scadenza di 12 mesi per il raggiungimento di un accordo di pace Israelo-Palestinese ed imporrebbe ad Israele il ritiro dalla Cisgordania e dalla striscia di Gaza entro la fine del 2017.

La bozza della risoluzione è stata formalmente sottoposta dalla Giordania su richiesta di Mahmoud Abbas, il de facto leader del bantustan noto come Autorità Palestinese (AP). Il testo della risoluzione è stato pubblicato dal quotidiano israeliano Haaretz.

Riyad al-Maliki, il ministro degli esteri dell’AP, ha affermato, secondo quanto riportato da Haaretz, che si tratta di una versione della risoluzione “sponsorizzata dalla Francia”.

Di seguito i motivi per cui auspico che uno dei membri permanenti del consiglio di sicurezza – quasi certamente si tratterà degli USA – ponga il veto a questa pessima risoluzione.

Il ‘test’ a cui sottopongo qualsiasi aspetto relativo alla Palestina è semplice e sempre uguale: “questa misura ci avvicinerà al riconoscimento dei diritti dei Palestinesi? di tutti i Palestinesi?”

Questi diritti sono stilizzati nell’appello Palestinese al boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) nei confronti di Israele:

  • porre fine all’espansione israeliana (in corso dal 1967);
  • porre fine al razzismo istituzionale che Israele attua nei confronti dei Palestinesi nel territorio che oggi è riconosciuto come Israele (fondato nel 1948);
  • il diritto di ritorno dei profughi Palestinesi nelle loro case/terre.

Personalmente ho una visione della Palestina come unica e libera in cui gli abitanti possano vivere in una terra ri-unificata e decolonizzata senza discriminazioni basate sulla religione o sull’etnia e senza una partizione territoriale su base settaria.

Per questi motivi mi sono sempre opposto ai vari passaggi per il ‘riconoscimento’ di un ‘cosiddetto Stato Palestinese’. Questi ‘riconoscimenti’ sono un tentativo di rianimare l’ormai defunta ‘soluzione dei due stati’ e di salvare Israele dall’immagine di stato ebraico razzista (come illustrato da Joseph Massad in questo fondamentale articolo pubblicato dall’Electronic Intifada il 16/12/2014).

Questa risoluzione prova a fare la medesima cosa ma con la differenza che questo tentativo è più vincolante dal punto di vista legale e, perciò, più pericoloso. Nel testo si afferma che “una risoluzione duratura e pacifica del conflitto Israelo-Palestinese può essere raggiunta esclusivamente con mezzi pacifici che siano basati su un impegno prolungato al mutuo riconoscimento, libero dalla violenza, dalle fomentazioni [all’odio ndt] e dal terrore, e sulla risoluzione dei due stati“.

Nella bozza l’intera questione Palestinese è ridotta all’occupazione del 1967 e la cui semplice fine sazierebbe tutte le istanze Palestinesi.

Nella risoluzione si utilizza un linguaggio vago, ingannevole e, in alcuni passaggi, platealmente disonesto che finisce per ammantare di legalità internazionale la soluzione dei due stati come voluta dai sionisti ‘liberal’ apportando, nel contempo, un colpo devastante ai diritti dei Palestinesi, in particolare al diritto di ritorno dei rifugiati.

Nei passaggi in cui si parla dei ‘diritti’ dei Palestinesi si fa riferimento al ‘diritto all’auto-determinazione’. Una formula vaga che, nei fatti, può essere tradotta come un bantustan e nulla di più.

Vi si afferma che “il diritto di tutti gli Stati della regione a vivere in pace in confini sicuri internazionalmente riconosciuti” – che, tradotto, è il riconoscimento del ‘diritto’ di Israele ad essere uno stato razzista.

Al momento in cui scrivo circolano notizie sulla possibilità che questa bozza possa essere emendata per evitare un eventuale veto statunitense. È scontato che qualsiasi eventuale modifica non potrebbe che rendere la bozza peggiore di quanto non lo sia già.

La risoluzione è lunga e quindi non ne affronterò ogni singolo aspetto ma mi limiterò a sollevare alcuni punti chiave.

Il diritto al ritorno

Nella risoluzione non si fa menzione ai diritti dei rifugiati Palestinesi. Si fa invece riferimento all’ “Imperativo di risolvere il problema dei rifugiati Palestinesi sulle basi del diritto internazionale e le relative risoluzioni (ONU), inclusa la risoluzione 194 (III), come citata dall’Iniziativa di Pace Araba.”

(La risoluzione 194 del 1948 dell’Assemblea Generale ONU stabilisce che “ai profughi che desiderino tornare nelle loro case e vivere in pace con i loro vicini dovrebbe essere concesso di poterlo fare non appena possibile” e che dovrebbero essere compensati).

In questa bozza si parla di una “soluzione giusta e concordata per la questione dei profughi Palestinesi sulla base dell’Iniziativa di Pace Araba [sic], del diritto internazionale e le relative risoluzioni delle Nazioni Unite, incluso la risoluzione 194.”

Questo linguaggio contorto, in cui si fa riferimento all’iniziativa di ‘pace’ della Lega Araba del 2002, è strutturato per rassicurare Israele che i Palestinesi non insisteranno sul diritto al ritorno ma che, piuttosto, saranno disposti ad accettare piani di ricollocazione e re-insediamento atti a garantire il proseguimento dell’artefatta maggioranza ebraica israeliana. (ho illustrato come l’Iniziativa di Pace Araba mini i diritti dei Palestinesi, con particolare riferimento al diritto al ritorno, in un report del 2008 presso il Palestine Center)

I profughi Palestinesi non sono ‘il problema’. Il problema è che Israele non riconosce i loro diritti per il semplice fatto che non sono ebrei.

Il riconoscimento delle colonie

Nella bozza si afferma, tra le altre cose, che “il punto di partenza negoziale per la soluzione sarà basato” sui “confini del 4 giugno 1967 con mutui, limitati e reciproci scambi”.

– Il termine “basato” ha, in questo caso, la stessa accezione che ha in un film di fantascienza Hollywoodiano “basato su una storia vera”. –

Si tratta semplicemente di una formula che consente ad Israele di mantenere la maggior parte, se non tutte, delle colonie illegali che ha costruito nei Territori Occupati, incluso Gerusalemme – così come precedentemente proposto da Abbas.

Infatti, (nel 2001) usando la medesima formula, Abbas offrì ad Israele di mantenere virtualmente tutte le colonie tanto che il negoziatore dell’AP Saeb Erekat dichiarò, usando il nome ebraico di Gerusalemme, che ci sarebbe stata “la più grande Yerushalayim nella storia Ebraica.”

È di particolare importanza che nella bozza della risoluzione si parli di “un ritiro scadenzato delle forze di sicurezza israeliane che porrà termine all’occupazione iniziata nel 1967” entro la fine del 2017.

Nel contempo non si fa menzione dello smantellamento delle colonie o del ritiro dei coloni. Si fa solo riferimento al ritiro delle ‘forze di sicurezza’. Viene adottata una versione della formula Statunitense secondo cui le colonie sono semplicemente un “ostacolo” alla “pace”.

Va detto che nella bozza si afferma che “la prassi e la politica Israeliana di insediare colonie nei territori occupati nel 1967, incluso Gerusalemme Est, non hanno legittimità legale e costituiscono un serio ostacolo al raggiungimento di una pace giusta e duratura in Medio Oriente”. Ma risoluzioni precedenti, come ad esempio la risoluzione 465 del 1980, richiedono ad Israele di “smantellare le colonie esistenti e fermare, con massima urgenza, l’insediamento, la costruzione e la pianificazione” di nuove colonie.

Nel preambolo della bozza si menziona di sfuggita la risoluzione 465 ma non se ne rievocano le esplicite richieste di smantellamento delle colonie nei territori occupati. Questo perché, nei fatti, la risoluzione è pro- coloni e colonie.

Sostituire l’occupazione Israeliana con una Americana?

Sulla scia delle precedenti fallimentari ‘paci’, anche questa bozza di risoluzione chiede che le forze di occupazione Israeliane vengano sostituite con “una presenza esterna”.

In passato personaggi dell’Autorità Palestinese hanno parlato di chiedere alle forze armate Statunitensi o NATO di prendere il posto dell’esercito di occupazione Israeliano e di agire come delegati e protettori d’Israele.

In questo modo Israele sarebbe sollevato da tutti i costi diretti dell’occupazione ma continuerebbe a godere di tutti i benefici.

“La Costruzione dello Stato “

La bozza della risoluzione ribadisce la menzogna secondo cui nel corso degli ultimi anni, sotto la leadership dittatoriale di Abbas, ci sia stato “un importante progresso negli sforzi per la costruzione dello Stato Palestinese”. In molti hanno smantellato questa menzogna ed io l’ho fatto nel dettaglio con il mio libro The Battle for Justice in Palestine.

L’unica cosa che Abbas ha costruito è un terrificante apparato di “sicurezza”. Un (non)stato di polizia che collabora con l’occupazione israeliana e reprime i Palestinesi.

Tali sono l’oppressione e la paura generate da questa miserevole dittatura che due terzi dei Palestinesi in Cisgiordania hanno paura di criticare Abbas per timore di essere vessati, o peggio, dalle sue milizie ed intelligence supportate da Israele ed USA e finanziate dall’UE.

Questa risoluzione supportata da Abbas prospetta ai Palestinesi la stessa vecchia prigione, mascherata da ‘auto-determinazione’ e ‘statualità’, a cui per anni hanno resistito e rifiutato.

Il fatto che Israele si opponga alla risoluzione non dovrebbe ingannare nessuno. Se lo fa è perché, come spiega Massad, l’attuale governo Israeliano preferisce un’annessione violenta di tutto il territorio all’approccio passo-dopo-passo del sionismo ‘liberal’ racchiuso in questa risoluzione.

Ma alla fine il risultato resta lo stesso: ad Israele vanno le colonie e il territorio e, in più, ottiene di restare uno stato razzista mentre i Palestinesi cedono i propri diritti.

Ora ci troviamo nella bizzarra situazione in cui la strada migliore per salvare i Palestinesi da questo disastro è un veto Statunitense.

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Il testo della risoluzione (in inglese) è in calce al post originale

http://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/why-i-want-obama-veto-abbas-un-resolution-palestine

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