per questo post parto da una serie di assunti:Image

a) la cultura del consumo e la conseguente brandizzazione hanno inquinato qualsiasi aspetto della narrazione dominante (e, per essere mainstream, non è necessario abbracciare il potere);

b) chiunque consideri che la forza della propria posizione è data dai numeri di chi la segue è una merda ed un potenziale oppressore;

c) ti tocchi;

d) l’accettazione della capacità identizzante dei beni (non solo materiali) ha permesso che si creassero sacche di ‘consumatori di dissenso’;

e) il marketing è il lato oscuro della psicologia

f) non esiste alcun passato mistico di maturità e spirito civico a cui ‘tornare’

g) la cosiddetta sinistra istituzionale non ha nulla a che vedere con la sinistra

“the current standard is the equivalent of an adolescent restricted to the diet of an infant. the rapidly changing body would acquire dysfunctional and deformative symptoms and could not properly mature on a diet of apple sauce and crushed pears.” – Code(a)d Language – Saul Williams

la narrazione attuale porta con se la (falsa) visione di una società de-ideologizzata in cui al potere costituito è attribuito il ruolo, privo di visione/orizzonte, di ‘amministratori di condominio dello stato‘.

L’imposizione di questa visione va di pari passo con l’affermazione del capitalismo come ‘unica via’. tra le variabili principali del successo e dell’affermazione di questa ideologia c’è il suo porsi come, a-ideologica, come visione ‘concreta’, ‘reale’, ‘razionale’ e ‘portatrice di modernità’. Finendo quindi per diventare talmente scontata da scomparire del tutto dal dibattito… il tutto nella migliore tradizione di Kaiser Soze.

Per rapportare al concreto il concetto di cui sopra basti pensare che, dall’accettazione di questa retorica, nasce la narrazione di Monti e del suo governo, composto di merde ataviche, come ‘tecnici’ quando, in realtà, erano palesemente preachers del capitale.

La visione capitalistica della società è stata anche abbracciata dalle rappresentanze politiche istituzionali che, tradizionalmente, si riferiscono alla sinistra che hanno abbandonato e si pongono, pur senza citarlo, come ‘capitalismo dal volto umano’ (e, nel contempo, pare che per ‘umano’ intendano l’homo oeconomicus).

In questo contesto il posizionamento ‘normalista’ del capitale è, apparentemente, privo di una componente identizzante che soddisfi il bisogno di appartenenza intrinseco alla nostra specie.

Per sopperire a questa mancanza ed auto-preservarsi il paradigma dominante ha, con meccanismi assimilabili a quelli del sistema immunitario, escluso dal mainstream le narrazioni/visioni strutturalmente alternative ed ha favorito/covato frame che apparentemente lo mettono in discussione ma che, in realtà, non ne sfidano i pilastri.

A queste posizioni di contrasto apparente è ‘affidato’ il ruolo identizzante quando, come durante le cicliche fasi di crisi, questo diventa impellente.

Ruolo che svolgono con l’uso di tecniche proprie del marketing puntando l’indice contro aspetti marginali del paradigma dominante e, nel contempo, solleticando istinti individualistici.

Tra le caratteristiche primarie di queste opposizioni organiche vi sono lampanti visioni banalizzanti e dicotomiche della società che rappresentano la realtà come ‘a termine’, come se si trattasse di una partita di calcio o una serie TV.

In questi frame è presente (e determinante) l’esistenza di un nemico personalizzato, di una situazione di svolta, di un termine finito e raggiungibile attraverso semplici passaggi o applicazioni normative.

I punti di partenza di questi frame, la loro visione della società, sono elementi primari che non vengono mai definiti ma sempre lasciati fumosamente sottintesi.

La loro semplice evocazione basta a far leva sui processi di compensazione cognitiva per cui ciascun identizzato può ‘riempire i vuoti’ attribuirgli la forma che trova più consona illudendosi che sia quella ‘originale’…

(fine primo tempo – segue)

ps ringraziamenti e credits alla mia beta-tester “non si capisce” (cit)

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