premessa – parto dall’assunto che meno dello 0,1% di coloro che indossano la maschera resa celebre da V for Vendetta pensi all’attentatore del XVII secolo.

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produzione in massa per un dissenso massificato?

la maschera di guy fawkes è oramai diventata parte dell’immaginario collettivo. popolarizzata dalla trasposizione cinematografica di V per Vendetta di Alan Moore ed in seguito adottata da Anonymous è oramai diventata sinonimo di indignazione e ribellione contro il sistema. è sempre più comune incontrare novelli fawkes in cortei e manifestazioni. indossare una maschera fornisce un’identità individuale più riconoscibile rispetto allo sventolare di una bandiera.

una maschera indossata non è un attributo, ma un ‘attribuente’.. è un simbolo predominante in quando è in grado di veicolare un insieme di significati più ‘recettibili’ di un qualsiasi striscione dietro cui si sfila.

coprirsi il volto durante le manifestazioni è sempre stata una pratica comune (per quando, a mio giudizio, inutile in quanto la digos non aspetta le manifestazioni per schedare – nella mia vita ho spesso indossato un casco, una sciarpa o una kefiah per evitare di essere identificato (benché “la bionda” o “il baffo”, 2 agenti digos a Napoli nei ’90, sapessero benissimo chi fossi).. ma indossare una maschera è differente.

coprirsi il volto è una cosa, sostituirlo con una maschera è un’altra. non è un caso che, nel teatro, le maschere siano la rappresentazione di personaggi archetipici

cosa accade quindi quando, in un conflitto (tralascio la definizione del termine in quanto reputo che se sei finit* da queste parti il concetto ti è già ben chiaro), si sceglie di indossare una maschera (i.e. affidare le proprie istanze ad essa)?

quando la maschera deriva dal contesto imperiale (holliwoodiano) è comunque in grado di veicolare reali messaggi di reale rottura? se si, fino a quando una massificazione delle individualità può essere considerata di rottura? la stessa maschera può avere significati differenti.. Anon la usa per celare le identità e, probabilmente inconsapervolmente , segue orme già percorse dalla storia del nome collettivo luther blissett… ma luther blisett era una ‘maschera’ che fungeva da contenitore di contenuti.. non è forse possibile dire che, ad oggi, la maschera di guy fawkes sia, nella maggior parte dei casi, essa stessa il contenuto?

cosa sarà predominante le argomentazioni pronunciate dalla ‘maschera’ o la maschera stessa?

da sempre i simboli sono una parte fondamentale della narrazione: se in una manifestazione sventolo una bandiera con falce e martello il mio messaggio è praticamente inequivocabile in quanto, il simbolo che uso è universalmente riconosciuto.

ma cosa accade quando i ‘valori’ evocativi di un simbolo sono vaghi?

qual è il messaggio della maschera di fawkes? non ci piace il potere.. si, ok, ma poi?

qual è la concezione della società della maschera?

ad oggi l’unico messaggio chiaro è un indefinito dissenso unito, grazie ad Anonymous, ad un ‘feeling’ tecnologico. ma quella è una tecnica, non un messaggio.

inoltre, dissenso verso quali aspetti del potere? verso cosa nello specifico?

i contorni sfocati del messaggio della maschera, unita al fatto che venga usata nei contesti più disparati (grillo l’ha usata come background nella risibile presentazione dell’SWG4 Zip War Airganon) hanno fatto si che chiunque ci veda quello che vuole, fornendo, alle anime belle, l’illusione che le tutti coloro che la indossano vi riversino le stesse istanze magari regalando un’illusione della ‘forza dei numeri’. Purtroppo, non è così…

ad oggi la maschera di guy fawkes è un brand, un brand del dissenso, un dissenso cieco e non articolato.

un dissenso per il dissenso. un dissenso facile, identizzante e, nel contempo, privo di identità… un dissenso da consumare che, inevitabilmente, consumerà

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